Mancata notifica

  • 1,5K Viste
  • Ultimo messaggio 01 marzo 2017
alex88 pubblicato 13 febbraio 2017

Salve, ho un immobile oggetto di procedura giudiziaria, di cui non mi è stata notificata l'ultima asta, neanche dal mio avvocato che ne era a conoscenza. L'immobile è stato aggiudicato. Cosa posso fare? Posso bloccare la procedura? Ho diritto ad una proroga o un risarcimento da parte dell avvocato che non mi ha seguito?

Ordina per: Standard | Il più nuovo | Voti
astalegale pubblicato 14 febbraio 2017

Riteniamo che non sia possibile nè bloccare la procedura nè chiedere alcun risarcimento al suo avvocato.

Il codice di procedura civile non prevede che l'avviso di vendita debba essere notificato al debitore.

L'unica comunicazione che è prevista è quella dell'ordinanza di fissazione dell'udienza di cui all'art. 569 cpc.

Peraltro, anche ove questa notifica non fosse stata eseguita, il debitore ha l'onere di dimostrare, a nostro avviso, quale lesione di un suo diritto sostanziale sia derivato da quella violazione di carattere processuale.

alex88 pubblicato 15 febbraio 2017

Leggendo: "Con la sentenza n. 26930 del 19/12/2014, la Corte di Cassazione civile, sez. III ha confermato il principio secondo il quale “Pur in assenza di un vero e proprio obbligo giuridico di notificazione dell’ordinanza di vendita, sono nulle la vendita immobiliare e la successiva aggiudicazione in caso di omessa notifica al debitore dell’ordinanza di fissazione della vendita, posto che detta omissione impedisce all’esecutato di richiedere la conversione del pignoramento e viola il diritto al contraddittorio, desumibile anche dall’art. 111 Cost., che va salvaguardato nel processo esecutivo ogniqualvolta detto diritto sia funzionale all’esercizio di facoltà sostanziali o processuali da parte dell’esecutato.” Ho ricevuto tutti gli avvisi di asta precedenti tranne l'ultimo, in cui guarda caso è stato aggiudicato per una cifra irrisoria per altro. Mi sembra di capire da quando citato che l'ultima asta possa essere nulla, mi sbaglio?

astalegale pubblicato 16 febbraio 2017

Manteniamo ferma la opinione che abbiamo esplicitato nella precedente risposta, e cioè che l’omessa comunicazione dell’avviso di vendita non può inficiare la procedura.

In primo luogo la sentenza da lei richiamata si riferisce all’esecuzione esattoriale cioè all’ esecuzione intrapresa dal concessionario della riscossione dei tributi in forza delle previsioni di cui al dpr 602/1973. In quella sentenza il ragionamento dei giudici di legittimità è condivisibile in quanto, nelle esecuzioni esattoriali, la notifica dell’avviso di vendita è espressamente prevista dall’art. 78, comma 2 dpr 602/1973 ed è elemento costitutivo del pignoramento.

In ogni caso, il problema si pone, semmai, per il primo avviso, non già per i successivi.

Nelle esecuzioni ordinarie l’unica comunicazione che il debitore deve ricevere è quella relativa alla ordinanza di fissazione dell’udienza in cui il Giudice dispone la vendita.

Aggiungiamo infine che va sempre più affermandosi nella giurisprudenza della corte di cassazione il principio secondo il quale il debitore (e ogni interessato) non può limitarsi a denunciare la mera violazione di una norma processuale (quale, nel caso di specie, la mancata comunicazione dell’ordinanza di vendita), dovendo altresì specificare quale pregiudizio sostanziale ne abbia concretamente ricevuto (sul punto, Cass. 3.2.2012, n. 1609, secondo cui “Nell'opposizione agli atti esecutivi, le ragioni per le quali la lesione del contraddittorio abbia comportato l'ingiustizia dell'atto dell'esecuzione contestato, causata dall'impossibilità di difendersi a tutela di un proprio diritto, devono essere poste a fondamento dell'impugnazione e vanno, pertanto, tempestivamente dedotte in sede di opposizione; analogamente n. 14774 del 30/06/2014, secondo cui “In tema di espropriazione immobiliare, il giudice, pur avendo constatato un'illegittimità della procedura, non deve accogliere l'opposizione se non venga dimostrato che dalla stessa sia derivata la lesione dell'interesse del debitore a conseguire dalla vendita il maggior prezzo possibile per aver impedito ulteriori e più convenienti offerte di acquisto”).

 

 

alex88 pubblicato 28 febbraio 2017

È possibile che il prezzo di vendita dell'immobile oggetto possa scendere più del 70% rispetto il suo reale valore? E questo conseguente a ben 11 aste andate deserte! È regolare?

astalegale pubblicato 01 marzo 2017

Il fatto che il prezzo di vendita sia notevolmente inferiore a quello di stima non costituisce di per sé motivo di illegittimità della vendita. Occorrerebbe, in concreto, comprendere le ragioni per cui questo si è verificato.

 

In linea generale, possiamo dire che il potere di sospendere la vendita, attribuito dall'art. 586 c.p.c. al giudice dell'esecuzione dopo l'aggiudicazione perché il prezzo offerto è notevolmente inferiore a quello giusto, può essere esercitato allorquando: a) si verifichino fatti nuovi successivi all'aggiudicazione; b) emerga che nel procedimento di vendita si siano verificate interferenze illecite di natura criminale che abbiano influenzato il procedimento, ivi compresa la stima stessa; c) il prezzo fissato nella stima posta a base della vendita sia stato frutto di dolo scoperto dopo l'aggiudicazione; d) vengano prospettati, da una parte del processo esecutivo, fatti o elementi che essa sola conosceva anteriormente all'aggiudicazione, non conosciuti né conoscibili dalle altre parti prima di essa, purché costoro li facciano propri, adducendo tale tardiva acquisizione di conoscenza come sola ragione giustificativa per l'esercizio del potere del giudice dell'esecuzione. Così si è espressa Cass. n. 18451 del 21.9.2015.

Close